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Condizione dei militari impiegati su “Strade Sicure”

In data 11 giugno il SAM ha portato all’attenzione dello Stato Maggiore Esercito diverse problematiche relative all’operazione Strade Sicure e talune sono state affrontate oggi, 25 giugno, presso la IV Commissione Permanente (Difesa) della Camera dei Deputati.

Nell’ambito dell’ “Indagine conoscitiva sulle condizioni del personale militare impiegato nell’operazione Strade Sicure”, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è entrato nel merito, tra l’altro, delle seguenti macroaree:
– situazione alloggiativa/infrastrutturale;
– adeguamento economico;
– turnazioni e monte ore;
– logorio di mezzi e materiali.
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Giorno per giorno riceviamo segnalazioni dai nostri associati e lavoriamo costantemente per elaborare proposte da portare all’attenzione dello Stato Maggiore.
Una delle nostre finalità è quella di contribuire a migliorare, in modo sostanziale, le condizioni lavorative e, di conseguenza, il benessere psicofisico del personale impiegato.

Di seguito, in anteprima, il testo integrale dell’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito  Generale di Corpo D’Armata Salvatore FARINA:

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COMUNICATO DEL 22 GIUGNO 2019

COMUNICATO del 22/06/2019

Abbiamo aspettato qualche giorno ma non possiamo continuare a far finta di nulla. Quest’anno saranno  state  pur  risolte  diverse  problematiche  relative  alla  piattaforma  NOIPA  ma, nostro malgrado,  si  continuano a registrare enormi  ritardi  nei  pagamenti.  Riceviamo  quotidianamente  diverse segnalazioni  da personale  che  ancora  non  ha percepito  gli  emolumenti  relativi  al  periodo di impiego nell’operazione Strade Sicure del secondo semestre dell’anno 2018, a cui si aggiungono gli ordinari tempi biblici circa la corresponsione dei Compensi Forfettari di Impiego e di Guardia. Della serie “al peggio non c’è mai fine”, ecco arrivare il rallentamento relativo al pagamento del FESI – Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali che, negli anni, era diventato una sorta di mini quattordicesima mensilità con cui gestire le meritate vacanze estive, senza dimenticare, proprio per non farci mancare nulla, la mancata applicazione del decreto “defiscalizzazione” che avrebbe consentito uno sgravio sull’imposta sul reddito delle persone fisiche per il personale militare avente un reddito inferiore a 28.000 euro. Su quest’ultimo punto, pensate che anche i pochi che fino all’altro giorno sottolineavano la presenza di un clima disteso, testimoniato da selfie sorridenti a braccetto con i  membri del Governo, ora sembra stiano facendo la voce grossa.

Non dimentichiamoci che il personale impiegato in operazione sostiene spese per mangiare un  pasto più sostanzioso  di  quello  offerto ovvero  per  tornare dalla  propria  famiglia, talvolta anche a centinaia di kilometri di distanza.  Alla luce di quanto esposto, speriamo in una presa di coscienza degli organi competenti affinché trovino delle soluzioni nel breve termine per ristabilire il giusto bilanciamento tra diritti e doveri. Nell’attesa, breve o lunga che sia, siamo sicuri che il personale continuerà a svolgere il lavoro al meglio, lontano da casa, con barbe e capelli curati e stivaletti lucidi, in attesa della prossima ispezione.


COMUNICATO DEL 11 GIUGNO 2019

COMUNICATO del 11/06/2019

IL SAM INCONTRA LO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO: BENE L’INCONTRO MA C’È TANTO DA FARE

In data 11 Giugno il SAM- Sindacato Autonomo dei Militari, con una delegazione composta dal Segretario Generale Luca D’Alessio, il Segretario Generale Aggiunto Antonino Duca e il Presidente Nazionale Carmine Mazzarella, ha incontrato lo Stato Maggiore dell’Esercito. L’incontro nasce da una precisa istanza presentata a seguito dell’asseverazione ministeriale e pertanto dalla piena legittimazione del SAM quale organismo operante a tutela degli interessi soggettivi e collettivi del personale militare. La disponibilità dello Stato Maggiore Esercito nel merito di trattazione degli argomenti posti è segno di attenzione rispetto alle problematiche del personale. Il clima di discussione, in un sereno confronto, ha visto argomento dell’incontro tematiche aventi riflessi sul benessere del personale impiegato nell’Operazione “Strade Sicure”. Dalla problematica alloggiativa alle corresponsioni economiche, dal servizio mensa alla lisciviatura, dalle discrasie relative a un rispetto dei provvedimenti di concertazione economico normativa della FFAA alla tutela della genitorialità, fino alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ed alla politica d’impiego che, con i giusti accorgimenti, potrà solo che migliorare il servizio stesso. Nel merito lo Stato Maggiore Esercito ha già iniziato un’opera di sensibilizzazione atta a migliorare la qualità e pertanto i riflessi sul benessere del personale impiegato nella citata operazione. Allo stesso modo il SAM continuerà a vigilare affinché nel medio termine molte delle problematiche esposte possano essere poste in soluzione. A breve provvederà alla richiesta di un ulteriore incontro al fine di fare il punto della situazione e pertanto avere un riscontro dello stato di risoluzione delle problematiche portate all’attenzione.


COMUNICATO DEL 06 GIUGNO 2019

COMUNICATO del 06/06/2019

Il S.A.M. Sindacato Autonomo dei Militari è lieto di comunicare a tutti i suoi soci i nominativi che compongono l’ organizzazione centrale, composta da:

  1. il Comitato direttivo: Carmine Mazzarella, Luca D’Alessio, Antonino Duca, Francesco Statello, Manolo Leone, Giorgio Masala, Mauro Mastrototaro, Umberto Cavaliere;
  2. la Presidenza: Carmine Mazzarella (Presidente);
  3. la Segreteria Generale: Luca D’Alessio (Segretario Generale), Antonino Duca (Segretario Generale Aggiunto).
  4. Collegio dei Probiviri: Carlo Equitani.

Sono inoltre stati definiti i responsabili dei seguenti Dipartimenti:

  1. Dipartimento Arma dei Carabinieri: Marco Spera;
  2. Dipartimento Marina Militare: Agostino Cuciniello, Antonino Bellomo;
  3. Dipartimento Malattie Professionali e Personale in ausiliaria: Alessio Anselmi;
  4. Dipartimento Giuridico: Alessandro Parisi, Antonio La Rocca;
  5. Dipartimento Sviluppo Comunicazione: Davide Di Maggio, Alessandro Tramonti.

Facciamo a loro i nostri migliori auguri, certi del contributo determinante e sicuri della collaborazione, dell’impegno e della responsabilità condivisa che, con passione e competenza, stanno già da tempo ponendo all’interno di questo ambizioso progetto.

“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”

Giovanni Falcone

 

Il Segretario Generale

Il Segretario Generale Aggiunto

Luca D’Alessio

Antonino Duca

Il Presidente

Carmine Mazzarella


Parere sul riconoscimento giuridico dei Sindacati Militari.

Parere sulle circolari ministeriali in materia di riconoscimento giuridico dei sindacati per gli appartenenti alle forze armate e alle forze di polizia ad ordinamento militare.

Questo “Comitato Scientifico” esprime alcune valutazioni sulla regolamentazione amministrativa, anche e soprattutto in vista del procedimento di normazione della materia, che attiene al riconoscimento dei sindacati dei corpi militari e alle modalità di funzionamento dei medesimi.

Preliminarmente si manifestano forti dubbi sul punto, in quanto si ritiene che tale meccanismo, seppure autorizzato in via “transitoria” dalla stessa Corte costituzionale con la sentenza n. 120 del 2018, non sia compatibile né con il diritto internazionale (art. 2 del Convenzione OIL n. 87 del 1949 che riconosce il diritto di costituire organizzazioni tra lavoratori o datori, senza prevedere alcuna distinzione o autorizzazione), né con la Carta costituzionale (art. 39) ; entra, infatti, frontalmente in contrasto con tali fonti legislative una regolamentazione di taglio amministrativo, volta a dettare regole per la costituzione e il funzionamento dei sindacati.

I provvedimenti amministrativi sinora emanati, infatti, non risultano conformi al mutato quadro giuridico internazionale e agli artt. 11 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nonché all’art. 5 della Carta sociale europea. In particolare, si pongono in violazione delle fonti internazionali che, pur contemplando la possibilità d’introdurre restrizioni all’esercizio dei diritti sindacali dei militari, riconoscono il diritto di costituire associazioni professionali e di svolgere attività finalizzate alla tutela dell’interesse collettivo (secondo l’interpretazione della Corte di Strasburgo in relazione agli ambiti applicativi dell’art. 11, CEDU).

Al di là della dubbia legittimità del suddetto vincolo amministrativo e procedurale – che costituisce un unicum nell’ordinamento nazionale – tale premessa ci conduce a ritenere indispensabile una soluzione legislativa, che, peraltro, costituisce la via maestra tracciata dagli stessi giudici della Consulta (così p. 18 della sentenza n. 120/2018). Tale indicazione, a nostro avviso, non può essere ulteriormente disattesa, in quanto una regolamentazione “per circolari”, oltre a porre fondati dubbi di costituzionalità, costituisce, altresì, un precedente oggettivamente “pericoloso” per i rapporti sindacali, in un ordinamento giuridico innervato sul principio della libertà di associazione sindacale. 

In ogni caso il “confronto”, sul piano del diritto vigente, con la regolamentazione amministrativa può essere fruttuosamente avviato solo con messa a fuoco delle indicazioni che emergono dalla stessa sentenza della Corte costituzionale n. 120/2018.

Il giudice delle leggi, infatti, ha creato, con il richiamato meccanismo “transitorio”, un sistema che vede la “compresenza” di sindacati autorizzati dal Ministero della Difesa e dell’attuale forma di rappresentanza collettiva militare (i Co.Ce.R.), detentrice, nel presente quadro normativo, dei poteri di concertazione, individuati dal d.lgs. n. 195 del 1995, in attesa che quest’ultima – come auspica la stessa Corte – venga superata dalla futura legge sindacale.

Ora, come deve essere veicolata, medio tempore, tale compresenza? Sotto tale aspetto, ferme rimanendo, allo stato del diritto vigente, le competenze dei Co.Ce.R., occorre comunque interrogarsi sulle funzioni che spettano ai sindacati in possesso dell’autorizzazione ministeriale, perché una mancata risposta su tale versante potrebbe rendere la stessa autorizzazione una “scatola vuota” e il procedimento amministrativo per richiederla, peraltro complesso, un inutile dispendio di energie.

Viceversa – e sul punto si interroga anche il Consiglio di Stato con il parere reso in data 14 novembre 2018 – le associazioni sindacali devono poter svolgere quelle attività “minime” tipiche di ogni sindacato, anche se i giudici amministrativi invitano a regolare, anche nelle more dell’intervento legislativo, “un metodo di interlocuzione … che possa dare sostanza alle attività delle associazioni, altrimenti previste e regolate solo per la loro costituzione e per i limiti e gli impedimenti alla loro azione”. Invece, secondo il Consiglio di Stato, vanno disciplinate in positivo le modalità di azione dialettica che salvaguardino gli scopi e la ragion d’essere delle associazioni sindacali, almeno nella forma minima delle consultazioni sulle questioni di interesse.

Innanzitutto, appare del tutto inidoneo qualificare icasticamente il sindacato quale “sodalizio” (si vedano, al riguardo, anche le circolari ministeriali), quasi ad equiparare quest’ultimo, strumento di emancipazione e di tutela collettiva dei lavoratori, ad un circolo ricreativo ovvero, peggio, a una sparuta comunità, mal tollerata o mal digerita da un sistema che trascura le statuizioni della Corte costituzionale n. 120/2018.

Al di là di ogni rilievo di taglio linguistico – anche se il linguaggio è lo specchio, anche inconsapevole, dell’atteggiamento mentale al riguardo – l’argomentazione, fatta propria dal Consiglio di Stato, se appare censurabile sul piano dell’individuazione – per via amministrativa – delle modalità di svolgimento dell’attività sindacale, contiene tuttavia un” nocciolo duro” di verità, nella parte in cui, ragionevolmente, pone il problema dell’attività da garantire comunque alle costituite associazioni sindacali. Infatti il sindacato autorizzato deve essere messo in grado di poter svolgere la propria attività sindacale nei luoghi di lavoro, quale tutela e assistenza dei singoli militari aderenti.

Peraltro le stesse circolari ministeriali indirettamente riconoscono che una “competenza” deve essere pur attribuita al sindacato, come si evince dall’indicazione di escludere, dalle finalità statutarie, alcune materie riferibili all’ordinamento militare.

La risposta però può essere rinvenuta solo nel significativo silenzio della Corte costituzionale, la quale, se da un lato ha individuato, per il periodo transitorio e in attesa del legislatore, una serie di “limiti” – di taglio evidentemente tassativo – che rilevano sul piano della costituzione del sindacato, ai quali si può aggiungere il richiamo alle materie – declinate dall’art. 1478, settimo comma, della disciplina dell’ordinamento militare – escluse dalla competenza dei Co.Ce.R. e anche del sindacato, dall’altro non ha dettato indicazioni sulle modalità e l’ambito di svolgimento dell’attività del sindacato, nell’ovvio presupposto che questo “spazio” non può che essere governato da quest’ultimo, alla luce del precetto costituzionale.

In altri termini, fermo rimanendo che per ora il sindacato non è un interlocutore negoziale (laddove il potere negoziale dovrà essere attribuito dalla legge con il superamento del meccanismo della concertazione affidata ai Co.Ce.R.), né destinatario degli specifici diritti sindacali (sui quali, del pari, dovrà intervenire la legge), bisogna fare i conti, comunque, con l’art. 39, primo comma, della Costituzione.

Quest’ultimo riconosce al sindacato il potere di organizzarsi autonomamente (sul piano centrale e territoriale), con il conseguente diritto di svolgere un’attività di tutela dei propri associati, che può estrinsecarsi anche nel porre all’attenzione del datore di lavoro le diverse problematiche afferenti alle condizioni di lavoro dei primi, nell’ambito di tutela che il sindacato ha liberamente scelto di eleggere.

Pertanto risulta del tutto fuorviante, e in palese violazione del precetto costituzionale, l’indicazione, ripetutamente richiamata nelle circolari ministeriali, che le associazioni sindacali riconosciute potranno essere “ascoltate”, per le questioni di interesse, a livello di Comando Generale (v. circolare n. 001785 del 31 gennaio 2019 del Gabinetto del Ministro dell’economa e delle finanze) e che “l’unica forma di interlocuzione al momento riconosciuta è a livello di Stato.

Maggiore di Forza Armata /Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri/Segretariato Generale della Difesa (v. circolare del Gabinetto del Ministro della Difesa del 30 aprile 2019 la quale sposta la sede del – non precisato – “confronto” su tematiche con “valenza di carattere generale o di interesse generale, se riferite ad un ambito locale” ).

Tale restringimento dell’ambito dell’”interlocuzione” del sindacato con l’Amministrazione militare presta il fianco anche a tre rilievi critici specifici.

In primo luogo le determinazioni amministrative eccedono i poteri conferiti all’amministrazione pubblica, in quanto la sentenza della Corte costituzionale detta a quest’ultima, ai sensi dell’art. 1475, primo comma, del d.lgs. m. 66 del 2000, regole esclusivamente per l’autorizzazione alla costituzione delle associazioni sindacali, ma non per lo svolgimento della loro attività.

Ne consegue che, sul piano delle fonti, le indicazioni amministrative, orientate in tal senso, non possono certo qualificarsi come “disposizioni integrative”, non trovando una fonte di legittimazione né nella legge né tantomeno nella sentenza della Corte e, pertanto, devono ritenersi illegittime.

In secondo luogo si finge di non vedere che l’interlocuzione condotta a livello generale potrà diventare efficace solo se propedeutica al riconoscimento di un tavolo di contrattazione, in ambito nazionale, che ancora non esiste.

In terzo luogo si dimentica che se il processo di identificazione dell’interesse collettivo, del quale è “portatore” il sindacato, nasce dalla sintesi e combinazione degli interessi individuali (dei singoli); spesso dalle dinamiche aggregative del basso sorgono istanze e problematiche, che poi potranno essere utilmente trasferite, se del caso, in ambito generale.

Fermo rimanendo che si tratta di un’ “interlocuzione”, che può svolgersi con l’Amministrazione militare nelle singole unità operative e non si traduce in un processo negoziale, interdire la possibilità, al sindacato autorizzato, di svolgere questa “minima” attività di assistenza ai singoli e, a tale stregua, di porre all’attenzione della Dirigenza militare i profili delle condizioni di lavoro, nei luoghi dove potrebbero manifestarsi le maggiori criticità, significa incidere sull’attività fisiologica, tipica di ogni organizzazione sindacale. Significa, in definitiva, svuotare del tutto la portata della pronuncia della Corte costituzionale (e delle fonti sovranazionali da questa richiamate) che, superando «la visione istituzionalistica dell’ordinamento militare», ha inteso riconoscere adeguata garanzia ai valori e agli interessi sindacali del personale militare. 

Se le richiamate (ed illegittime) linee di indirizzo dovessero essere confermate, questo Comitato ritiene che le associazioni sindacali autorizzate debbano aprire una seria riflessione sui particolari effetti che ingenera l’autorizzazione ministeriale e sul gravissimo danno che le prime vanno ad arrecare anche all’immagine del sindacato, ingenerando nei singoli l’illusione di rinvenire in quest’ultimo un canale di tutela che, viceversa, viene dalle stesse pesantemente mortificato.

A questo punto le associazioni sindacali possono legittimamente domandarsi se non sia il caso di restituire, all’Autorità concedente, l’autorizzazione, confidando in un intervento del legislatore, che, si spera, più consapevole e orientato all’effettiva fruizione dei diritti sindacali anche nel comparto della sicurezza.

Roma 22 Maggio 2019

Prof. Pietro Lambertucci – Giuslavorista

Prof.ssa Patrizia Tullini – Giuslavorista

Prof.ssa Avv. Lidia Sgotto Ciabattini – Giuslavorista

Prof. Marco Esposito – Giuslavorista

Prof.ssa Avv. Giuseppina Pensabene Lionti – Giuslavorista

Prof.ssa Lina Del Vecchio – Giuslavorista

Dott. Luca Di Majo – Costituzionalista

 


Lettera congiunta OO.SS Ministri Difesa ed Economia

 

 Al Ministro della Difesa

Dott. Elisabetta Trenta

Palazzo Baracchini

Via XX Settembre, 8

Roma

 

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

Prof. Giovanni Tria

Via XX Settembre, 97

Roma

 

E, per conoscenza:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Avv. Giuseppe Conte

Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 Roma

 

Come è noto le scriventi OO.SS. militari, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 120/2018, sono state preventivamente autorizzate, dai Ministri di riferimento, a costituirsi e ad operare in difesa dei propri iscritti in servizio ed in ausiliaria.

A distanza di circa un anno dall’emanazione della sentenza, le attività delle associazioni regolarmente costituitesi sono totalmente paralizzate, nelle caserme si assiste ad un personale disinformato su questo processo di innovazione democratica della funzione rappresentativa e si registrano diffusi sentimenti di paura persino a parlare delle organizzazioni sindacali.

Le involutive circolari emanate unilateralmente e, quindi, non a seguito di un tavolo paritetico con le OO.SS. riconosciute, dal Gabinetto del Ministro della Difesa e successivamente da quello dell’Economia, evidenziano marcati profili d’illegittimità ed incostituzionalità e non soddisfano l’esigenza di instaurare le corrette e proficue relazioni sindacali che questo processo richiederebbe.

Le stesse, infatti, si sono arrogate il diritto di voler delineare ambiti e limiti di azione delle OO.SS., conculcando fortemente le prerogative delle stesse, in evidente contrasto con la convenzione 87 OIL concernente la protezione della libertà sindacale, con l’art. 39 della Costituzione e, non da ultimo, con la già citata sentenza 120/2018.

L’impossibilità di utilizzare locali dell’Amministrazione, per poter illustrare al personale la propria organizzazione e le progettualità che si intendono intraprendere o per ospitare le strutture territoriali delle OO.SS., nonché l’obbligo di avviare un’interlocuzione solo a livello centrale, costituiscono una grave compressione delle prerogative sindacali.

Analogamente, siamo fortemente contrariati per il testo base della PDL 875, approvato in Commissione Difesa della Camera dei Deputati, che evidenzia un immotivato, illegittimo e pericoloso stravolgimento del nucleo essenziale dell’organizzazione sindacale, così come delineata dall’art. 39 della Costituzione, nonché un’irragionevole compressione della libertà sindacale stessa, non certamente in linea con le previsioni di cui all’art. 9 della Convenzione 87 OIL.

Forti di queste considerazioni, peraltro supportate da un autorevole parere giuridico, che opportunamente alleghiamo, emanato da esperti di diritto del lavoro e costituzionale, le scriventi OO.SS. chiedono ai Signori Ministri la convocazione immediata di un tavolo di confronto paritetico sulle tematiche evidenziate.

In attesa di un cortese cenno di riscontro si coglie l’occasione per porgere distinti saluti.

 

Roma 22 Maggio 2019

 

SINAFI – Sindacato Nazionale Finanzieri

SIM Aeronautica

SIM Marina

SIM Guardia Costiera

SIM Guardia di Finanza

LRM – Libera Rappresentanza Militare

SAM – Sindacato Autonomo Militari

SIULM – Sindacato Unitario Lavoratori Militari

SIM Carabinieri

Comunicato ufficiale.

 


Signor Presidente…

Signor Presidente,
le scriventi associazioni sindacali delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento militare si vedono costrette a fare appello alla Sua sensibilità, con il profondo rispetto che merita quale Rappresentante dell’unità nazionale e Comandante Supremo delle Forze Armate.
Quanto sopra per parteciparLe il grande rammarico nel constatare che il processo attuativo della sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale e le procedure di normazione della relativa disciplina, propedeutiche a delineare, in modo organico, la materia della costituzione e dell’operatività delle associazioni sindacali tra militari, non viene minimamente agevolato dai vertici dei dicasteri competenti, dalle Amministrazioni e persino dalla Commissione Difesa.
In quest’ultima in particolare, nonostante i contributi qualificati forniti in occasione delle audizioni dalle associazioni già costituite e vieppiù da illustri giuristi, si assiste ad una continua e palese ostracizzazione, con la presentazione e l’approvazione di proposte emendative al disegno di legge 875 ed abbinati, i cui contenuti sono molto discutibili sotto l’aspetto giuridico, nonché fortemente penalizzanti rispetto alla possibilità di consentire un pieno esercizio dei diritti di associazioni dei militari.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 120/2018, ha riconosciuto in maniera cristallina il diritto all’associazionismo dei militari, specificando che tali associazioni siano operative sin dalla loro costituzione, seppur nelle materie già previste per gli Organismi della Rappresentanza Militare, non dopo l’approvazione di una legge ordinaria, con una chiara disciplina transitoria per consentire l’ordinato svolgimento del processo normativo.
Questo processo di reale cambiamento, purtroppo, non sta avvenendo e, nonostante sia trascorso circa un anno dalla sentenza, non è stata ancora elaborata nessuna disciplina qualificata di diritto interno, frutto di un tavolo di confronto paritetico, finalizzata a dare un’adeguata e certa operatività alle associazioni. Solo un continuo svilimento della reale dimensione che dovrebbe assumere l’associazionismo sindacale, cercando di proporre un vacuo surrogato degli attuali organismi della Rappresentanza Militare.
Allo stesso modo, non è stata ancora elaborata la citata disciplina transitoria, propedeutica alla piena operatività delle associazioni sindacali già ufficialmente costituite; solo delle fumose ed inique “disposizioni iniziali” che hanno lo scopo di ostacolare e rendere impossibile qualsiasi tipo di iniziativa, di impedire anche il semplice dialogo con i nostri colleghi, sempre più interessati all’argomento ma diffidenti e timorosi, poiché temono di essere additati, come accade a noi quasi quotidianamente, come reazionari, come sovvertitori del naturale ordine delle cose o peggio temono
di essere visti dai propri colleghi e concittadini come dei questuanti del posto fisso, come purtroppoci è stato detto in maniera strumentale alla competizione elettorale per le prossime elezioni europee.
Con il giuramento prestato, il personale militare ha manifestato, inequivocabilmente, la propria fedeltà alla Repubblica, che non viene messa mai in discussione, ma assistere passivamente ed ingiustamente alla mortificazione dei propri diritti, nonostante le battaglie democratiche fatte nel corso degli anni, addolora profondamente e rischia di lasciare sul campo un personale fortemente demotivato, proprio perché colpito e svilito, a causa di un eventuale mancato riconoscimento dei giusti diritti, nella dignità di uomo e di donna, nonché di servitore dello Stato.
Per tutte queste ragioni, Signor Presidente, riteniamo necessario un Suo autorevole interessamento in questa delicatissima fase, per fare in modo che nascano organismi funzionali, di natura sindacale, con reali poteri rappresentativi e rispettosi dei principi fissati dalla nostra Costituzione, che possa fornire un reale contribuito al mantenimento della sicurezza interna ed esterna del Paese, nel pieno riguardo dell’operatività e dei ruoli di Comando dei vertici militari, secondo i principi richiamati dalla Corte Costituzionale con la già citata sentenza; questo e soltanto questo è il modello di rappresentanza sindacale accettabile e congruente con i principi costituzionali citati ma in caso contrario ci vedremo costretti a rimettere a Lei i nostri Statuti costitutivi per dirimere in maniera definitiva ogni dubbio o lacuna sulla materia.
Le chiediamo altresì, compatibilmente con i suoi molteplici impegni, di poter essere da Lei ricevuti, al fine di esporLe in maniera diretta le nostre iniziative e progetti e le forti preoccupazioni, poste alla base del nostro accorato appello, nella piena convinzione che lo stesso sia profondamente
giusto, proprio perché riguarda il futuro ed la rispettabilità di centinaia di migliaia di uomini e donne che garantiscono la sicurezza e la difesa interna ed esterna del nostro Paese e che meritano di vedersi riconosciuto un dignitoso e pieno esercizio dei diritti e delle libertà che la Corte Costituzionale ha richiamato nella sentenza innanzi menzionata, un provvedimento che non radica le proprie ragioni solo nelle fonti del diritto nazionale ma anche e soprattutto in quello europeo ed internazionale.
La ringraziamo sin d’ora per il prezioso tempo che ci vorrà concedere, certi di un Suo autorevole riscontro e le porgiamo deferenti cordiali saluti.

Comunicato ufficiale.


Tutto cambia perché nulla cambi: i sindacati militari e l’apparente non volontà politica di renderli veramente agibili

(di Antonino Duca) Era nell’aria da tempo, dalle sentenze della Corte EDU che condannò la Francia, alla “Risoluzione Europea per la difesa comune” del Parlamento Europeo, che rivolse l’ennesimo invito agli Stati membri a riconoscere il diritto del personale militare a formare e aderire ad associazioni professionali o sindacati, fino alla sentenza della Corte Costituzionale n. 120 del 2018 che, dichiarando parzialmente illegittimo l’art. 1475 co. 2 del Codice dell’ordinamento militare, determinò, per i cittadini italiani in uniforme, il riconoscimento del diritto di associazione in sindacati al fine di tutelare i propri interessi soggetti e collettivi.

Dagli anni settanta, dopo le “Norme di principio sulla disciplina militare” che diedero ai cittadini con le stellette i diritti civili e politici presenti nella Costituzione repubblicana e, pertanto, l’accettazione del concetto di “diritto” nelle Forze Armate (1), la questione del esercizio del diritto dei militari di costituire sindacati è rimasta politicamente appannaggio di pochi. Oggi no, infatti con una sentenza che demanda al legislatore il compito colmare il gap che vede l’attuale coesistenza tra rappresentanze e sindacati militari, sembrerebbe che tutte le forze politiche vogliano determinare il proprio fattivo contributo alla causa. Ma è così?  Per carità tutto legittimo e meritorio, il problema sta nel fatto che, a quanto pare, non vi sia la reale volontà di dare ai militari un sindacato che possa veramente essere uno strumento di tutela, bensì di dare, solo ed esclusivamente,  la possibilità di esistere e sostanzialmente di avere le stesse prerogative e gli stessi strumenti, no nella forma bensì nella sostanza,  della Rappresentanza Militare.

Insomma, tutto cambia perché nulla cambi? Sembrerebbe di si. Eppure sarebbe bastato riconoscere ai militari le stesse norme sull’esercizio del diritto sindacale attagliate per la Polizia di Stato, atteso che il concetto di “smilitarizzazione”, in virtù della sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale, non è più la conditio sine qua non per aver riconosciuto il diritto di associazione sindacale e che, pertanto,  in un futuro prossimo potrebbero risultare fondate, cosa che nella sentenza 449/1999 della Corte Costituzionale non potevano essere (2), eventuali doglianze atte a dimostrare un eventuale disparità di trattamento tra gli operatori del comparto difesa e sicurezza in merito, appunto, all’esercizio del diritto di associazione sindacale.

Sarebbe bastato poco, invece no. Inutile dire che al principio di questa vicenda in pochi gridarono allo scandalo, era già evidente con le prime proposte di legge, che qualcosa non quadrava. Addirittura qualcuno accusò la Rappresentanza Militare di voler far saltare il banco, quando in audizione in commissione difesa nel febbraio scorso chiese quale punto di partenza della discussione l’estensione delle norme della Polizia di Stato in tema di esercizio del diritto sindacale, fino ad assistere a una continua pantomima su “come viene fatta una legge”, che “non ci si deve preoccupare”, che “tutto andrà per meglio”, anche con l’ausilio di qualche associazione sindacale nascente che sosteneva i disegni di legge (cosa ci avrebbero fatto con un sindacato no monco, di più, non è chiaro). Infine è venuta fuori fuori la proposta 875 “restyling” (3) degna delle peggiori aspettative, con tutto quello che c’era di peggio già nella  versione precedente, ma con ulteriori elementi condivisi in un comitato ristretto che sviliscono ancor più una  proposta di legge che già avrebbe consegnato uno strumento deficitario: basti pensare all’idea di sottendere l’autonomia del sindacato ad una precisa istanza di asseverazione o, ancor peggio,  di sottendere l’autonomia nell’operatività dell’azione sindacale “nel rispetto dei principi di coesione interna, neutralità, efficienza e prontezza delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare”. Per carità, nulla contro a detti principi, qui nessuno ha intenti reazionari (sia chiaro!), il problema è che ad oggi, nel diritto militare, questi principi non hanno contrappesi ben definiti, godono di estrema indeterminatezza e creano, a volte, situazioni  giudico amministrative discutibili. Pertanto, in virtù di ciò, potrebbe accadere, ma è solo un esempio, che un sindacato particolarmente attivo, che svolge il proprio compito a tutela degli iscritti, magari in disaccordo con quanto determinato dal Ministro della Difesa, in nome dei principi su menzionati, appunto molto ampi e indeterminati, potrebbe esser privato da quest’ultimo del diritto a operare, travolgendo di conseguenza anche il diritto degli iscritti di essere rappresentati dal sindacato scelto.

Questi sono solo alcuni esempi, l’elenco sui motivi per il quale ci sarebbe bisogno di aprire un serio dibattito nel merito è lungo, oltre al fatto che più si scorre sugli emendamenti e più aumentano le perplessità.

Si potrebbe dire: “tutto qui”?  Ma assolutamente no. In mezzo a questa vicenda dai livelli entropici particolarmente alti, tra sindacati militari si, sindacati miliari no e sindacati vorrei ma non posso, arriva l’ennesima intromissione di quello che oggi è un aspirante europarlamentare già noto per aver paragonato la Rappresentanza Militare a un virus e i sindacati a metastasi(3), che in un accorato comizio di qualche giorno fa sparava a zero contro tutto e tutti definendo, cito testualmente,“la sindacalizzazione, un provvedimento che potrebbe trasformarsi nella smilitarizzazione dei militari passata in silenzio, una ventata  di pari opportunità che ci ha consegnato delle immagini che fino a qualche tempo fa sarebbero state oggetto di sanzioni disciplinari o penali e che invece oggi vengono salutate come una grande rivoluzione culturale che pare voler trasformare in tanti Checchi Zalone in cerca di posti fissi quella che dovrebbe essere la nostra migliore gioventù(4).

Con tutto il rispetto, si commenta da solo. E dire che il suo il discorso non iniziava nel peggiore dei modi, anzi, era molto sentito e patriotticamente ineccepibile, solo che ad un certo punto sembrava non ricordare alcuni passaggi oggettivamente importanti che gli si potevano suggerire. Infatti sembrava non  ricordare che l’Italia consegnata dai soldati, come ha ben detto, è anche un Italia democratica, da cui è nata la Carta Costituzionale baluardo del diritto e dei diritti.  Sembrava non ricordare che  i soldati, in nome di quella Costituzione, servono  il loro paese fino l’estermo sacrificio; soldati che oggi, pur vedendo riconosciuto l’ennesimo diritto si trovano a non poterlo esercitare al meglio; soldati che sono collaboratori attivi e non semplici esecutori; soldati che non sono più ciechi obbedienti, ma professionisti leali e consapevoli; soldati orgogliosi della propria uniforme ma che, molte volte, trovano un muro d’indifferenza e restano soli; soldati che aspettano anni prima di avere una serenità lavorativa;  soldati che con quell’uniforme lasciano  gli  affetti  e molte volte perdono la famiglia che fa fatica a capire l’amore per quell’uniforme; soldati che, nel silenzio e nell’indifferenza, vanno avanti nella battaglia quotidiana della malattia causata da sostanze a cui non sapevano di essere esposti; soldati che a causa di quelle sostanze oggi non ci sono più. Sembrava non ricordare…

Che dire, parafrasando un noto detto siculo: Il pane è oggettivamente duro e il coltello non ne vuole proprio sapere di tagliare. Non ci sono altri modi per definire la situazione attuale che vede le compagini, politiche e non,  impegnate in quella che è l’alba della costituzione dei sindacati militari.  È evidente che vi sia una oggettiva mancanza di coraggio della politica a dare ai militari un vero strumento di tutela che si possa definir tale. Ma staremo a vedere, chissà ci sorprendano. Certo è che qualcuno sosteneva che la legge doveva essere fatta e subito, ma se questi sono i presupposti a che serve? O meglio, a chi serve?

1. “In ogni caso, con questa legge, seppur con qualche limite, si estendevano finalmente ai cittadini con le stellette i diritti civili e politici presenti nella Costituzione repubblicana e, fino ad allora, tenuti fuori dal mondo militare. E già la mera accettazione del concetto di “diritto” era in se un cambiamento epocale per le Forze Armate, basta leggere come veniva considerata la possibilità dell’esercizio di un diritto in una sentenza del Tribunale Supremo Militare “[…] Di proposito il codice penale militare di pace non contempla l’esercizio di un diritto, perché in materia militare non esiste l’esercizio di un vero e proprio diritto, ma piuttosto l’esercizio di facoltà che si risolvono in definitiva nell’adempimento di un dovere.” Sentenza T.S.M. 10.02.53 r. Camporese in “Archivio Penale”, 1954, II p. 134, citata in A. Bevere, R. Canosa, A. Galasso, in.; pag 109 . “LA RAPPRESENTANZA MILITARE E RELATIVE PROPOSTE DI RIFORMA” GiovanniPalantra (http://www.sergenti.it/sgt/images/pdf/tesi-giovannipalantra.pdf) 2. Corte Costituzionale, sentenza 449/1999 “4. Il Consiglio di Stato invoca l’art. 3 della Costituzione, denunciando la disparità di trattamento fra gli appartenenti alle Forze armate e quelli della Polizia di Stato, ai quali il legislatore ha invero riconosciuto, per quanto entro precisi limiti, la libertà sindacale, escludendo non solo il diritto di sciopero, bensì anche le azioni che, effettuate durante il servizio, possano pregiudicare le esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica o le attività di polizia giudiziaria (artt. 82, 83, 84 della legge n. 121 del 1981). Osserva conclusivamente la Corte che – perseguendo un delicato bilanciamento tra beni di rilievo costituzionale – il legislatore ha sì riconosciuto una circoscritta libertà sindacale, ma ciò ha disposto contestualmente alla smilitarizzazione del corpo di polizia, il quale ha, oggi, caratteristiche che lo differenziano nettamente dalle Forze armate. Non può quindi invocarsi la comparazione con la Polizia di Stato per la diversità delle situazioni poste a confronto, sì che pure la censura mossa con riferimento all’art. 3 deve essere disattesa, al pari di quelle riguardanti gli artt. 39 e 52, terzo comma, della Costituzione.” http://www.giurcost.org/decisioni/1999/0449s-99.html 2.Resoconto.Commissione11Aprilehttp://documenti.camera.it/leg18/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2019/04/11/leg.18.bol0174.data20190411.com04.pdf 3. “…Consigli di Rappresentanza. Questi ultimi sono il virus dal quale, a sentire le più recenti notizie, starebbero per disseminarsi le metastasi della sindacalizzazione delle Forze Armate, fino ad oggi e non a caso ancora parzialmente efficienti e sostanzialmente disciplinate.” http://www.destra.it/m-bertolini-il-disarmo-anche-morale-delle-nostre-forze-armate/ 4.https://infodifesa.it/generale-bertolini-alle-europee-forze-armate-umiliate-da-sottoalimentazione-e-sindacalizzazione-tanti-checchi-zalone-in-cerca-di-posto-fisso/


“Noi soldatesse gliela faremo vedere al nemico”. Bufera sulla pubblicità sessista. Il S.A.M. presenta una denuncia

La pubblicità sessista segna le differenze di genere ed il marketing coinvolge ogni mezzo, radio, televisione ed internet. Se da un lato alcuni dei grandi brand cercano di prestare attenzione al tema, alcune piccole imprese, purtroppo, sono più inclini a tralasciare la delicatezza del caso.

La denuncia dell’ennesima pubblicità sessista arriva dal Sindacato Autonomo Militari che ha segnalato alle autorità competenti la pagina Facebook di una società di Soft Air, nella quale veniva pubblicata un’immagine di repertorio, già visibile su alcune riviste della Difesa, di due militari donne, con il commento “Noi soldatesse gliela faremo vedere al nemico…eventualmente toccare…”.

 

La pagina – si legge nella denuncia del S.A.M. – dopo una breve sospensione è stata riattivata dopo poche ore e l’immagine rimossa con il seguente post “Una delle ragazze ritratte nella foto del post satirico sulle soldatesse “che gliela fanno vedere al nemico” ci ha chiesto personalmente e cortesemente di rimuovere l’immagine e noi, com’è giusto e opportuno in questi casi, l’abbiamo accontentata. Buona giornata a tutti e… take it easy! ”.

Secondo il S.A.M. non sarebbe la prima volta che la stessa azienda utilizza immagini sessiste per pubblicizzare i propri prodotti. Nella circostanziata denuncia del Sindacato Autonomo Militari, infatti,  si sottolinea come sulla stessa pagina vengano riportate più circostanze sessiste della medesima natura sempre rivolte a militari donne in divisa, quali “«Allora, smidollati… c’è tra di voi un fottuto volontario che abbia voglia di farmi sentire donna per Pasqua?… Ehi, sono una war girl, mica cazzi…»” .

Il S.A.M. dunque ha raccolto ed evidenziato i comportamenti sessisti che rappresentano un’offesa diretta alle donne militari, oggetto di apprezzamenti tipicamente di natura sessuale e presentato una formale denuncia alle autorità.

Articolo da Infodifesa.it