Disobbediente perché rifiuta la licenza, assolto in appello

 
“Disobbedienza continuata aggravata” con questa imputazione un CMS che rifiutò la licenza venne condannato in primo grado a sei mesi di reclusione. Ciò in quanto “dopo essere stato posto in licenza d’autorità si presentava in servizio il 12 e il 13 giugno 2017 rifiutando di obbedire all’ordine, attinente al servizio e alla disciplina, di non presentarsi sul luogo di lavoro, di non permanere e di allontanarsi dalla caserma, intimato di più volte dal maresciallo comandante di plotone, dal capitano comandante di compagnia, dal tenente colonnello comandante di battaglione, cui opponeva espressi e categorici rifiuti. Con l’aggravante di essere militare rivestito di un grado.

Quindi pur essendo in licenza si presentò comunque in servizio e nonostante ricevette l’ordine di allontanarsi, rimase in caserma tutto il giorno. Allo stesso modo si comportò l’indomani, pretendendo di svolgere regolarmente il proprio servizio. Solo allora venne inviato dal comandante di reggimento, il quale, al termine del interlocuzione avuta con il sottoposto, ribadire l’ordine di lasciare la sede, ordine che lo stesso eseguì.

La sentenza di primo grado sottolineò, in particolare,  quanto riferito dal  comandante di Reggimento durante il dibattimento, il quale ribadiva di aver dato precise disposizioni affinché i militari che avevano un consistente monte ore di lavoro al proprio attivo fossero invitati a fruire di licenze. Ciò in quanto di lì a poco sarebbero intervenute esigenze operative che avrebbero impegnato il Battaglione e sarebbe stato inopportuno che non si creassero disservizi a causa di carenza di personale.

Avverso la sentenza i difensori dell’imputato l’Avv. Leonardo BITTI e l’avv. Giacomo CROVETTI, hanno proposto appello ponendo  in primis  in rilievo il fatto che il militare  si era regolarmente presentato in servizio considerando che  non aveva mai fatto specifica istanza e, altresì,  aveva rappresentato ai superiori gerarchici  che per impossibilità organizzativa con il proprio nucleo familiare, di non avere nessuna necessità di usufruire della licenza ordinaria  e ordinata dal 10 al 18 giugno 2017 .

La Corte Militare d’Appello ha assolto l’imputato dei reati ascritti perché il fatto non sussiste.

Secondo quanto sostenuto nel gravame, l’imputato sarebbe stato collocato illegittimamente in posizione di licenza nel periodo dal 10 al 18 giugno 2017, considerato che la normativa in materia non prevede che il provvedimento possa essere emanato in assenza di una richiesta dell’interessato è che, peraltro, le ragioni di servizio addotte dal Comando a sostegno della necessità di tale atto erano, secondo la difesa, infondate in relazione alla specifica posizione del prevenuto, in quanto le attività operative addestrative programmate nei mesi successivi non avrebbero mai potuto riguardare il ricorrente il quale dal marzo 2016 a tutt’oggi, risulta essere costantemente esonerato da tali compiti a seguito di un infortunio.

La Corte Militare d’Appello ha chiarito che i fatti non hanno provato gli episodi di disobbedienza. Ciò  rende plausibile che il complessivo comportamento del militare non fu dettato dalla volontà di contrapposizione nei confronti dei superiori ma dalla non perentorietà degli interventi che precedettero quello del Colonnello Comandante e dalla ferma convinzione della non conformità alla normativa in vigore del provvedimento di licenza adottato in assenza di una sua libera e formale richiesta, come dimostrato dalla circostanza che qualche giorno dopo l’accaduto l’imputato sporse denuncia nei confronti del Comandante per abuso d’ufficio.